Campagna #italianochistudia

ius culturae

Con la proposta di legge di iniziativa popolare sullo ius culturae #italianochistudia intendiamo portare all’attenzione del Parlamento la questione dei diritti dei minori nati e cresciuti in Italia ma che non sono riconosciuti come cittadini italiani perché figli di genitori stranieri.

Perché una riforma sulla cittadinanza?

La nostra Costituzione definisce la cittadinanza non solo come diritti ma anche responsabilità e doveri che contribuiscano al bene di tutta la società. Siamo cittadini in quanto abbiamo il diritto di essere valorizzati e il dovere di contribuire.

Sono almeno 15 anni che si discute dell’urgenza di adeguare le leggi italiane in materia di cittadinanza: nelle nostre scuole stiamo formando giovani che sono una risorsa sociale, economica, di innovazione eccezionale per il nostro Paese.

Li formiamo, investiamo sul loro futuro e poi li lasciamo in panchina, senza permettere a loro di essere riconosciuti quello che si sentono di essere e che di fatto sono: italiani.

La maggioranza di loro è nata in italia. Va a scuola con i nostri figli, fa il tifo per le nostre squadre nazionali e parla come prima lingua l’italiano.

Che cos’è lo Ius Culturae ?

Lo Ius Culturae riconosce alla scuola e ai luoghi di formazione un ruolo chiave nella determinazione di una coscienza civica e di una cittadinanza attiva, ed è una modalità di acquisto della cittadinanza, che al momento non è ancora presente nell’ordinamento italiano.

Gli Stranieri nati in Italia

Secondo i dati ISTAT, la popolazione straniera in Italia è di oltre 5 milioni di persone, e per circa il 20 per cento è composta da minorenni.

Stranieri che molto spesso sono nati nel nostro Paese e sono pienamente inseriti nei percorsi scolastici: parlano la nostra lingua, frequentano le stesse scuole dei bambini e delle bambine cittadini italiani, con loro giocano e condividono passioni e percorsi formativi e educativi.

Possono dirsi davvero stranieri nel Paese dove vivono?

È utile per l’Italia farli sentire stranieri? Produce più sicurezza o più integrazione?

Secondo noi no. La società è cambiata e a regolare il fondamentale diritto alla «cittadinanza» non possono essere le medesime leggi di un tempo, ma norme nuove adeguate alle attuali esigenze del Paese.

Norme che riconoscano la cittadinanza italiana a quelle bambine e a quei bambini definiti “stranieri” che invece fanno pienamente parte delle nostre comunità, sia per le relazioni che vivono, sia per i percorsi di educazione e formazione alla cittadinanza che seguono e per i percorsi scolastici che frequentano.

Il progetto di legge che proponiamo è identico a quello già approvato nella XVII legislatura dalla Camera dei Deputati e mai votato dal Senato della Repubblica.

Abbiamo scelto questo testo, perché vogliamo idealmente ripartire da dove il Parlamento si è fermato, consapevoli che per molti di noi questa formulazione – frutto all’epoca di una mediazione – non rappresenta la proposta di legge perfetta ma è lo strumento più immediato per sollecitare il Parlamento a riaprire quel dibattito.

È infatti per noi urgente che l’Italia affronti la questione dei nuovi italiani e si doti di una legge moderna sulla cittadinanza capace di rendere pienamente attiva una generazione di giovani di fatto italiani che condividono ambizioni, speranze, sogni, amicizie e amori con i loro coetanei che italiani pure sono.

Proposta di legge di iniziativa popolare sullo ius culturae

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